In viaggio con Moto For Peace: caricamento containers

Il 5 marzo a Roma si è svegliato molto presto sotto una insistente pioggerella che ha accompagnato tutta la giornata. È il giorno designato per l’imbarco di moto, furgoni, attrezzatura tecnica, pezzi di ricambio e vettovaglie. Secondo ‘ordini’ e coordinate due sono stati gruppi principali a muoversi: uno ha guidato le moto fino al magazzino di Cerveteri, luogo di caricamento dei container, il secondo, me compreso, si è mosso con le automobili. Il resto della carovana è arrivato alla spicciolata nell’arco di poche ore. Roma stupisce ogni volta che ci si capita. Anche se ben prima dell’alba la metro è già stracolma di persone. Durante il mio tragitto, una trentina di minuti da Colli Albani a Battistini, alle porte scorrevoli si avvicendano studenti, persone con 24 ore e impermeabile, ragazze in vestiti eleganti, uomini d’affari già al telefono. All’interno del vagone qualcuno dorme, qualcun altro ha lo sguardo nel vuoto di una giornata già finita. Ad attendermi al capolinea ci sono Davide e Walter, due fratelli. Sebbene l’ora ancora antelucana per strada il traffico è discretamente fitto. Quasi 40 minuti servono per raggiungere il deposito dove gli altri stanno aspettando. Qualche telefonata di verifica e di aggiornamento sui vari spostamenti, i tergicristallo che non smettono di muoversi, sbadigli per la levataccia sono i nostri compagni di viaggio. Sul posto, diversi magazzini dislocati in un amplissimo spazio ‘disperso nel nulla’, sono già all’opera Dino, il capomissione, Alessio e Marco, due dei centauri. Hanno sistemato le moto in ordine di carico, i furgoni in fila per essere spinti sulla rampa che li farà accedere all’interno dei cargo. Come tempistiche impongono non c’è tempo per convenevoli e troppe chiacchiere. Non c’è tempo neppure per il secondo caffè al fine di un adeguato, completo risveglio. Subito tutti all’opera. I due fratelli scaricano il materiale dalla propria auto. Alessio controlla con attenzione il proprio mezzo attendendo l’indicazione su quale dei due bauletti laterali deve essere rimosso per agevolare l’imbarco e il bloccaggio delle moto. Una voce dal fondo del lungo cortile sterrato e disseminato di ghiaia bagnata urla ‘quello opposto al cavalletto, ma ora non è tempo per smontare bauletti. Tutte le braccia servono per smontare le ruote dei furgoni’. Senza indugi tutti tralasciano quello che stanno facendo per accorrere al richiamo. Parcheggiato alla fine di una rampa con il muso riparato sotto una tettoia attende il primo furgone. I nuovi adesivi, freschi di applicazione, fanno bella mostra di sé sul fondo bianco e lindo dell’Iveco. Il compito è smontare le ruote, sostituirle con dei semplici cerchioni e inserire il furgone nel cassone per la navigazione. All’arrivo a Cape Town si dovrà fare lì’operazione opposta, ossia rimontare gli pneumatici. Oltre alle ruote devono essere rimossi anche gli specchietti laterali. Lo spazio interno è praticamente calcolato al centimetro e i visori creano ingombro. Come un ingranaggio perfettamente rodato i presenti si suddividono i compiti. In brevissimo tempo il primo camioncino è pronto. Ruote appoggiate al muro, cerchioni che stridono sul cemento poi sul metallo del fondo del cargo, voci che guidano Marco al volante. Ogni cosa sembrerebbe filare liscio. Tuttavia nessuno si fa illusioni. A conti fatti, rispettando i ritmi, tutto dovrebbe essere pronto ben prima dell’orario previsto per la partenza dei camion. In effetti l’imprevisto non si fa attendere. Troppa l’esperienza del team per esserne sorpresi. Meglio subito che una volta arrivati a destinazione è il commento generale. Il contrattempo riguarda il secondo furgone, troppo pesante per essere sollevato con i crick a disposizione. Troppo carico ma nulla del contenuto può essere lasciato a casa. Va trovata una soluzione che sia ottimale per il presente e, soprattutto, per il futuro. Inevitabilmente le operazioni rallentano. A turno ognuno dice la propria proponendo una possibile soluzione. Marco coordina il gruppo di meccanici e aiutanti. Diversi tentativi vengono fatti nella speranza di riuscire a sollevare quanto basta le gomme per essere sfilate. Diversi tentativi prima di cercare aiuto in un sollevatore più potente. Il crick di un camion gentilmente fornito dall’autista della motrice del container stesso. L’espediente funziona. I cerchi sfilano al proprio posto. Marco si rimette al volante e lentamente fa scivolare il secondo furgone nel container. Le porte vengono chiuse pesantemente e sigillate con il marchio doganale. Dino si occupa delle scartoffie burocratiche. Il team si rilassa e prima di approcciare i lavori sulle moto si concede un meritato caffè.

Continua…

 

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