Bio

Carmine Rubicco Raccontastorie per natura, giornalista per indole, fotografo per necessità. Così mi posso riassumere e posso riassumere il mio lavoro iniziato, ormai, nel secolo scorso. Tante le vicende narrate attraverso le lenti e la ‘penna’, molti i luoghi attraversati, dall’Asia all’Africa passando inevitabilmente per l’Europa e per l’Italia, ma, soprattutto, moltissime le persone incontrate e conosciute di cui porto addosso e nello spirito un pezzetto di anima. Moltissime le storie che ancora mancano e aspettano solo di essere raccolte. Miliardi direi, come miliardi sono al mondo le persone. Tutte hanno qualcosa da dire in qualche modo, tuttavia il mio orecchio è più sensibile alle voci di chi voce non ha, alle urla silenziose di chi soffre e lotta, alle mani callose e sporche di chi combatte tutti i giorni per avere quello che per molti è normale e scontato. Il mio occhio è attirato dalla luce opaca di chi passa inosservato, dall’ombra di chi appare quasi trasparente. Se dovessi tradurre in note, in musica, direi che sono note di jazz quelle che cerco di catturare in immagini e parole. Jazz ma non solo, il primo amore resta sempre l’heavy metal. Nelle pause tra una storia reale e l’altra non mi faccio mancare di inventare le avventure del detective Orovitz, arrivato al secondo libro, o di viaggiare con i suoni di una jam session.