Basilicata on my mind

L’itinerario del film di Papaleo ripercorso per scoprire una regione ricca, soprattutto di umanità

Qual è uno dei modi migliori per conoscere un luogo, che sia una città o una regione? Senz’altro parlare con i suoi abitanti, con chi ci vive e la vive. Ancora meglio, parlare con tutti. Dal ‘comune cittadino’ all’assessore, al sindaco attuale e quello precedente passando attraverso il bibliotecario, il responsabile di uno dei più conosciuti festival regionali per finire con i rappresentanti del festival della cultura.

È quello che è successo in questo viaggio di 350 km a piedi attraverso la Basilicata. Il tutto è nato quasi per caso dopo la visione del film di Rocco Papaleo Basilicata coast to coast. Ed è stato questo l’itinerario seguito, da Maratea a Matera (anche se quest’ultima era fuori percorso). In un certo senso il viaggio è stato intrapreso per confermare un fatto, che la Basilicata esiste, al di là di tutto.

E ‘si…la Basilicata esiste…esiste
è un pò come il concetto di Dio
ci credi o non ci credi
…La Basilicata è stanca della sue incongruenze…’. Come dice Papaleo nel fim.

Non è che nella Basilicata non ci si credesse del tutto. Magari un po’ di sano scetticismo, alla san Tommaso, dato che non se ne parla molto. Ma aver camminato per le sue strade, sotto il suo sole, dopo aver conosciuto un po’ la sua storia e, soprattutto, dopo aver conosciuto le sue genti, non ci si può che accodare alla canzone del buon Rocco, ‘Basilicata on my mind’.

Ripensando ai passi fatti, ai passaggi, le notti in tenda, le chiacchiere con i paesani, con persone che si sono fermate solo una manciata di minuti lungo la strada, come Pietro, il primo passaggio, subito sentito amico.

Pensando a chi ha accolto a braccia aperte come persona di famiglia, Mimì, anfitrione della storia di Trecchina e delle sue leggende, nonch’è profondo conoscitore del suo spirito di accoglienza verso gli stranieri, e Antonietta, sua moglie, i loro nipoti che portano avanti la tradizione del nonno pittore che apriva il proprio studio alla popolazione con iniziative culturali e che ha realizzato buona parte degli affreschi che adornano la chiesa centrale.

Paola, imprenditrice che non demorde nonostante tutto, che ha offerto una vista inedita sui sassi dal proprio terrazzo oltre ad un ottimo piatto di pasta al pomodoro. Pensando a chi ha raccontato la propria storia che inestricabilmente si lega a quella di una terra dalle mille risorse e per questo dalle mille contraddizioni, tra petrolio, collegamenti che mancano e potenzialità se solo si volesse come Nicola.

Ripensando alle leggende ascoltate dalla voce de ‘il professore’, così lo chiamano i paesani, che sa tutto su tradizioni e leggende locali, sui cinque cimiteri di Maratea. In particolare ci tiene a quelle su San Biagio, patrono del paese, e sulla scultura del redentore ‘che si gioca il posto di statua più alta del mondo con il Cristo di Rio de Janeiro’.

Avendo in mente i profumi della cucina locale, i peperoni cruschi che addobbano gli angoli dei cortili e dei vicoli aspettando l’essicazione; la signora Maria e mamma di Nicola, cuoca sopraffina che ha cucinato anche per le star del cinema tra cui ricorda amichevolmente Francis Ford Coppola.

La signora Giovanna che ha aperto un B&B in ricordo di un albergo che piaceva molto al marito scomparso. Pensando alle luci e agli sforzi fatti per cercare di offrire alle persone sempre più servizi, come il caso della piscina di Tramutola, paese in cui ci sono le donne più belle della Basilicata, e hanno spiegato il perché.

Ripensando alla festa inconsapevolmente incrociata in quel di Aliano, allo scenario lunare proposto dai calanchi che si distendono a perdita d’occhio e alle iniziative per coniugare tradizione e modernità con il festiva la Luna e i calanchi che nel giro di una manciata di giorni raccoglie quasi quindicimila presenza in un paese di poche migliaia di anime, con pochi alberghi e strutture ricettive in genere.

Torna in mente Craco, vecchia e nuova, che nonostante l’abbandono non rinuncia a vivere grazie a spettacoli itineranti anche se dei fasti della ricostruzione rimangono solo strutture in decadenza e strade vuote. E l’elenco di persone, notizie e chiacchiere potrebbe proseguire per pagine. Riflettendo su tutto ciò non ci si possono che porre le domande sul perché la Lucania non sia ancora in cima alle preferenze del turismo informale, naturalistico, amico dell’ambiente, della cultura, delle scoperte.

Questo è un quesito cui neppure i lucani hanno saputo rispondere ma la cui risoluzione, forse, trae forza proprio da questo apparente punto debole. Se fosse luogo mainstream, la Basilicata, rischierebbe di perdere un po’ della sua genuinità, del proprio, in alcuni casi, ingenuo candore.

Una cosa è certa, non potrà mai perdere quella grandissima fetta di umanità che contraddistingue i suoi abitanti. Una caratteristica cresciuta nei secoli e nei secoli affinata. Una caratteristica che spinge i giovani locali a voler tornare. Non importa se per sempre o solo sporadicamente.

L’importante è tornare in questa terra e risentirsi a casa, come è successo a noi che se non ci siamo capitati per caso, poco ci è mancato.

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