Street photography! Chi era costei?

Ma la street, come genere fotografico, esiste o no?

Street photography, chi è costei? Parafrasando il buon Manzoni. In verità è una domanda che da diversi anni mi assilla. Cos’è la street photography? Ho parlato con chi la pratica, ho letto le opinioni e le biografie di chi, secondo i ‘maestri’ di oggi, avrebbe consapevolmente o meno, creato il genere, ma ancora nono sono riuscito ad ottenere una risposta.

Ogni qual volta mi pare di aver afferrato il concetto arriva qualche articolo o dichiarazione che mi smentisce e rimette in moto i dubbi. Il quesito allora si trasforma in: ma la street, come amichevolmente viene chiamata, esiste davvero o è un’invenzione per giustificare foto mediocri che non sono riuscite a cogliere il senso del perché sono state scattate ma già che sono state fatte in qualche modo devono essere utilizzate?

In un sito si legge:

Nella Street Photography la prima e imprescindibile condizione è la spontaneità dello scatto. Non si tratta mai di scene costruite a tavolino, o della creazione di una visione della realtà nata nella mente del fotografo creativo. La fotografia di strada esprime la realtà così com’è, senza artifici, filtrata solo dall’occhio di chi la ritrae. E’ quindi una finestra sul mondo reale da ammirare attraverso gli occhi del fotografo stesso. La Street Photography è in definitiva l’espressione della capacità del fotografo di cogliere l’attimo saliente.

Altrettanto importante è capire che lo scatto racconta sempre una storia. Il fotografo deve quindi riuscire a catturare la relazione e l’interazione tra gli elementi della composizione fotografica. Questo è il senso della fotografia di strada. Qui gli elementi sono in stretta correlazione tra loro, anche se il loro nesso non è necessariamente fisico. Esso può derivare da un rapporto umano, o dall’interazione tra persone o cose, o ancora dal nesso che si viene a creare tra un soggetto e il luogo in cui si trova.

Non si tratta di foto rubate ma di istantanee della realtà che documentano la società in tutte le sue forme e in tutte le sue sfumature. Fare Street photography è come fare un viaggio alla scoperta di un mondo che si trasforma in continuazione.

Diversi sono i punti ‘nebulosi’ (virgolette d’obbligo perché magari per chi segue il genere si tratta di annotazioni lapalissiane). Il primo è la famigerata spontaneità dello scatto. Ma questa non è sempre stata una prerogativa del reportage assieme all’immoralità delle scene costruite a tavolino? Ci sono stati fior di fotografi cui sono stati ritirati prestigiosi premi fotogiornalistici perché il contesto era stato alterato o addirittura artefatto. Ancora: ‘lo scatto racconta sempre una storia’.

Di che cosa si parla? Dello scatto perfetto del reportage? Quel genere di immagini fino alla nascita della street erano incluse ed utilizzate diversamente. Ossia, la ricerca della foto perfetta sintesi di una storia non è street, è reportage. Anzi, è la summa del reportage. Senza contare che scatti di questo tipo sono piuttosto rari e difficili da incontrare. Al che mi chiedo, le immagini che non rispettano questa regola ma le altre si, non sono street?

C’è poi un punto che divide gli stessi fotografi di strada. Il fatto che per la street ‘Non si tratta di foto rubate ma di istantanee della realtà che documentano la società in tutte le sue forme e in tutte le sue sfumature’. N on è forse questo il senso primo del reportage? Documentare e far conoscere la società, di qualsiasi latitudine del mondo? Quindi? È street o reportage? Non siamo ancora arrivati al punto migliore dell’articolo che definitivamente crea il caos:

‘ […] caratteristiche che il fotografo di strada deve fare proprie è quella di “essere invisibile”. Questo non significa che il fotografo non deve essere notato mentre scatta, ma semplicemente che la sua presenza non deve in alcun modo “modificare o alterare” lo stato delle cose’. Il pezzo poi pone la regola del rispetto delle persone e del luogo in cui si scatta come imprescindibili. Come detto prima a questo punto la confusione è totale.

Ancora una volta, non sono queste caratteristiche della reportagistica? Soprattutto quando si dice che il fotografo ha diverse scelte essere invisibile tra cui anche l’interazione col soggetto a patto che questa non modifichi le scene? Di che genere si parla allora? Non è il piacere dell’incasellamento a muovere questi punti. No, piuttosto è il domandarsi perché esiste una frantumazione di questo tipo.

Si deve tenere presente, poi, che quelle che sono diverse delle immagini prese a modello per la street in realtà appartengono ad altro ambito. Sono state quindi decontestualizzate ed è stato cambiato loro il significato (molte di quelle di Bresson ad esempio). Qual è la discriminante dunque? Che una foto sia stata scattata per strada? E tanto basta? Diversamente la conclusione quale dovrebbe essere, che come genere la street non esiste, ma è solo un ingegnoso artificio per dare un significato diverso a immagini che magari, il più delle volte, non dicono assolutamente nulla? Potrebbe anche essere.

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