Una non guida alla fotografia

Ovvero, ciò che l’esperienza ha insegnato e insegna

La non guida alla fotografia.

Questa, come dice il titolo, non è una guida alla fotografia. Non nel senso classico almeno. È semplicemente una summa dell’esperienza raccolta nel corso degli anni di svolgimento del lavoro di fotoreporter e fotografo. Raccontare un percorso che ha portato ad un determinato stile, ad un certo approccio con i soggetti, a precise scelte dei servizi da svolgere.

Come in tutte le professioni, o, sarebbe meglio dire, le arti, fotografare è un percorso che coinvolge disparati aspetti apparentemente anche lontani tra di loro. Come può la lettura di un libro giallo, la visione di un film horror, l’ascolto di musica rock, influenzare il mio stile fotografico, la mia sensibilità verso un ben preciso tipo di immagine?.

Non si tratta solo di un percorso culturale, inteso in senso ampio, ma di un percorso di costruzione della persona. La fotografia viene influenzata anche dal nostro modo di vedere, capire e, soprattutto, interagire col mondo che ci circonda. Se sono una persona che ama i luoghi solitari, il silenzio, la tranquillità di una passeggiata in montagna, magari potrei trovarmi a disagio nel fotografare ad un concerto oppure durante una manifestazione.

Al contrario, se sono una persona che ama la ‘confusione’ potrei non avere difficoltà a scattare durante un evento qualsiasi. Non si tratta di regole. Ci sono persone che hanno effettuato servizi sui campi di battaglia e una volta tornati a casa si sono serenamente seduti sotto il porticato di una baita di montagna in attesa del prossimo ingaggio o studiando il nuovo reportage. Diciamo però che la propensione personale incide sul genere di foto che potremmo riuscire a fare.

Non si sta parlando di capacità tecnica, quanto di sentirsi bene nei propri panni. Una delle difficoltà che incontrano molti fotografi che si stanno affacciando alla professione è, ad esempio, l’interazione con le persone, che si tratti di soggetti da fotografare o spettatori di un evento. Diverse volte chi si avvicina per la prima volta a certi servizi si sente a disagio, cerca di non disturbare, di non dare nell’occhio.

Se qualcuno durante una partita di calcio dilettantistico gli urla di spostarsi perché non vede, il fotografo si scusa e si sposta. Oppure se durante una inaugurazione, nel momento cruciale del taglio del nastro una persona dal pubblico gli picchietta sulla spalla chiedendogli di spostarsi perché non riesce a scattare col cellulare, l’inviato tende a spostarsi per dare spazio. Purtroppo non deve funzionare così.

Chi fotografa ‘ufficialmente’, in qualsiasi contesto, ha comunque la priorità. Contrariamente agli spettatori, il fotografo sta lavorando e se non scatta non viene pagato. Altra faccia della medesima medaglia è, dall’altra parte, non pensare che perché si è fotografi allora si può fare ciò che si vuole impunemente.

Il rispetto prima di ottenerlo lo si dà. Soprattutto tra colleghi. Se esistono determinate regole per un evento un motivo ci sarà. Se faccio foto al rally di Monza, non posso contestare la regola che mi vieta di scattare in mezzo alla pista. Così come, se lo dovessi fare, non posso protestare se un addetto alla sicurezza mi invita ad uscire.

Un altro problema che sta creando non poche difficoltà, è la preparazione. Ancora una volta non si parla di preparazione tecnica, quanto culturale, sia in ambito fotografico che non. Molte persone prendono la fotocamera in mano ‘perché mi è sempre piaciuto’, oppure ‘perché sono appassionato da sempre’, il che non ha nulla di negativo.

Questo almeno fino a quando non ci si inizia a ritenere dei fotografi ‘veri’. Il fotografo ‘vero’ (virgolette d’obbligo perché non esiste un fotografo vero e una falso ma solo chi lo fa di professione con una precisa preparazione e consapevolezza e chi no) non è arrivato li, dove per li si intende ad essere conosciuto, apprezzato, piuttosto che essere il fotografo accreditato ad un evento ristretto, per caso.

Le sue immagini non sono frutto solo di un ‘mi è sempre piaciuto fare foto’. No. Per arrivare fin li ha superato una preparazione, consapevole o meno, precisa. Soprattutto ha respirato fotografia, come capita in tutte le passioni. Chi è molto appassionato di calcio conosce tutto di questo sport. Non sa solo le regole del gioco. Ricorda a memoria le formazioni che nella storia hanno lasciato un segno, i giocatori più bravi, quelli più scarsi, quelli bravi ma che non sono mai riusciti ad emergere e quelli che sono emersi pur non essendo un gran che.

Sa i goal più spettacolari realizzati nel corso del tempo e le occasioni mancate. Magari ha letto le biografie di calciatori e allenatori, di manager e presidenti, ha visto mille volta i film sulla loro vita. Insomma, come si suol dire, conosce vita, morte e miracoli del calcio e di ciò che gli gira attorno.

Per chi fotografa è la stessa cosa con la differenza che la sua crescita professionale (e per professionale si intende capacità di riuscire ad esprimersi con le immagini) non è strettamente legata solo al mondo della fotografia. Nella preparazione del fotografo rientrano si gli studi effettuati sulla materia specifica, quindi conoscenza di regole, prima ancora, della storia, dei nomi, delle immagini iconiche, dei modelli e via discorrendo.

Per la sua crescita è fondamentale una innata e ‘insana’ curiosità, cosa che lo porta a porsi innumerevoli domande e a cercare altrettante risposte, che non troverà mai, in qualsiasi ambito o direzione culturale. Nella preparazione di un fotografo rientra, per forza di cose, tutto ciò che apre la mente, la tiene allenata e costantemente allerta. Allo stesso modo interviene ciò che stuzzica il suo spirito, i suoi principi, il suo animo.

Avendo una tale predisposizione mentale viene da sé che avrà una inesauribile fame di approfondimento e conoscenza. La lettura dei libri, ad esempio, potrebbe stimolare, da un lato l’immaginazione per la creazione di set in qualsiasi situazione, da un altro punto di vista potrebbe aiutarlo a riconoscere determinati scenari o punzecchiare i suoi principi attraverso il sacrificio di ha donato la vita per difenderli.

Essere un fotografo non è cosa banale né semplice né per tutti. O, meglio, tutti possono essere fotografi ma non tutti lo possono essere di professione. La differenza esiste ed è sostanziale ad iniziare dall’approccio al lavoro per terminare con la sua realizzazione e consegna.

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