Hwange, Alberto Serrano, un vescovo in prima linea

Lasciata alle spalle l’Angola, lo sterrato e le difficoltà, si entra in Zimbabwe passando nuovamente dalla Namibia e toccando il Botswana.

La prima tappa nel nuovo stato è Hwange, una piacevole sorpresa. Anche in questo caso interlocutore privilegiato è stato il vescovo Alberto Serrano, settantenne spagnolo da 30nni in Zimbabwe. Offerta la casa come riparo, ha spiegato i cambiamenti del paese e le conseguenza della guerra che ha portato all’indipendenza dai conquistatori portoghesi.

E’ stato un periodo molto difficile, esordisce, come per tutte le guerre. Accadeva di tutto. Da sacerdote cercavo di fare il mio meglio per stare vicino alla popolazione e dare essa una mano. Se possibile, nell’orrore della guerra e della sua violenza, un piccolo lume che ha tenuta accesa la speranza che tutto sarebbe finito presto è stata la coesione delle persone. Nella difficoltà estrema è emersa prepotentemente la forza della fratellanza, del mutuo soccorso, della coesione.

Purtroppo questo non è bastato ad evitare un vera e propria strage. Se avete fatto caso la popolazione è anagraficamente molto giovane. Mancano intere generazioni sterminate durante il conflitto. Molti dei nostri giovani sono nati e cresciuti durante la guerra ed ora è difficile riuscire a rieducarli, ma ce la mettiamo tutta.

Personalmente mi è sempre piaciuto il rapporto diretto con i miei parrocchiani, caratteristica che mantengo anche se ho cambiato ruolo. E infatti monsignor Serrano è stato in prima fila, tra le persone senza paramenti ufficiali, per tutta la processione di 16 chilometri svoltasi per celebrare la festa parrocchiale.

La diocesi oltre all’aspetto spirituale si occupa anche di nutrire l’intelletto dei ragazzi angolani offrendo istruzione. Di questo si occupa in modo particolare don Bruno, responsabile del progetto dell’itituto tecnico don Bosco, scuola superiore sorta poco fuori città.

E’ fondamentale, spiega, dare una prospettiva a questi ragazzi. Molti di loro con grande sacrificio seguono la carriera scolastica ma si trovano poi senza sapere dove muovere i propri passi. Noi cerchiamo di dargli una possibilità, una prospettiva. Al momento siamo riusciti ad avviare aolcuni corsi sia per ragazzi sia per ragazze.

Da quello di inormatica a quello di cucito passando attraverso quello di meccanica. Le difficoltà non sono poche ad iniziare dalla scuola stessa che non è ancora terminata. Poi abbiamo il problema degli insegnanti e quello di come far raggiungere la scuola a chi abita lontano. Molti dei nostri studenti seguono le lezioni una volta terminato di lavorare nei campi o in altre occupazioni.

Stiamo cercando di raccogliere il denaro necessario per finire i lavori e riuscire ad essere un punto di riferimento effettivo per i giovani ma non è semplice.

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