Nyangana, suor Lovely, una vita per i malati

Dalla progettazione del viaggio alla partenza da Roma molte cose sono avvenute. Disguidi con lo spedizioniere che hanno stravolto i piani iniziali costringendo allo spostamento della data di partenza posticipata di una settimana, intoppi burocratici alla dogana sudafricana che hanno rischiato di far slittare l’inizio effettivo del viaggio.  A questo si sono aggiunte le vie namibiane, soprattutto quelle che hanno portato verso Sesriem e Sussulvei. Qui la prima vera prova per i piloti e i mezzi grazie allo sterrato del deserto namibiano. Ghiaia e sabbia hanno condizionato l’andatura verso il Nyangana Catholic Hospital.
La struttura si trova poco fuori il centro abitato e offre assistenza a pazienti sparsi in un raggio di diverse centinai di chilometri. L’ospedale è composto da più padiglioni, oltre alle case degli infermieri e delle suore, e può dare supporto a diverse tipologie di malattie, eseguire operazioni, dare assistenza per il parto e per la malaria. Ad attendere il gruppo a Nyangana c’è suor Lovely. E’ lei con le consorelle che gestisce il centro medico coadiuvando i pochi dottori. Sebbene l’ospedale sia ben messo strutturalmente al suo interno mancano diverse cosa. Tra questa l’assenza che più pesa è quella dei medici. Non ci sono poi mezzi e mancano ben di prima necessità come siringhe, garze, sterilizzatori. Anche i medicinali scarseggiano. Nonostante tutto lo staff nonsi perde d’animo e non fa mancare supporto morale oltre che fisico alle persone.
La sorella accompagna una delegazione del team a visitare la struttura per rendersi conto delle criticità e delle potenzialità non sfruttate.

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