Bangkok e il fiume Chaophraya

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Una metropoli di quasi 15milioni di abitanti offre infiniti spunti per chi cerca di scoprirla e conoscerla. In un così grande mare in perenne movimento molti sono i particolari che saltano all’occhio. Dal traffico mai domo, ai marciapiede costantemente intasati, dalla taverna tipica incastrata in uno stretto vicolo tra enormi palazzi di recente costruzione, al grande ristorante issato sulla torre più alta della città, dai mercati fatti di banchetti semoventi o sospesi sull’acqua, ai grandi centri commerciali che potrebbero racchiudere intere cittadine. Dai motorini con a bordo famiglie al completo, alle auto di lusso ferme davanti ad imponenti alberghi a 5 stelle. Tutto questo e molto, tanto altro, è Bangkok. C’è tuttavia un particolare che colpisce forse più di tutti. La vitalità e la società che si è sviluppata lungo il fiume  Chaophraya che taglia in due l’agglomerato urbano. L’idea, l’immagine di una città nella città non è cosa nuova, ma non sono molti i luoghi in cui la realtà supera l’immaginazione come nella capitale tailandese.

Così, navigando lungo il fiume, ci si imbatte in uno stile di vita che stride con ciò che si trova a poche centinaia di metri di distanza. Ritmi differenti, modi di affrontare il quotidiano diversi, rapporti umani a sé stanti. C’è chi riposa e si rilassa osservando il fluire dell’acqua e non in una SPA, chi cucina serenamente in una cucina “all’aperto”, chi chiacchiera e chi dorme. Chi rientra remando e chi si lava nelle acque non proprio cristalline del fiume. Chi suona sul balcone vista fiume e chi semplicemente vive la propria vita.

L’approccio al quotidiano che questa fetta di popolazione ha non può lasciare indifferenti. Un approccio che in Italia molti comuni situati lungo i fiumi, per quanto più piccoli, hanno dimenticato lasciando che i corsi d’acqua che li attraversano siano semplicemente dei fiumi.

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