In viaggio con Moto for Peace: imbarco moto

La pioggia non accenna a smettere. In bocca ancora il gusto del caffè. Poche le sigarette accese. Anzi, a parte la mia, nessuna. All’interno del team il ‘vizio’ non ha proseliti. Le moto sono state spostate. I bauletti del lato destro sono stati rimossi come da indicazioni. Ad occuparsi della sistemazione dei mezzi all’interno del container Marco, Dino e Alessio, mentre in cima alla rampa Walter, Davide si preoccupano di imballare i pezzi smontati. Le moto vengono ulteriormente controllate, viene sganciata la batteria per evitare sorprese all’arrivo. Dentro il cassone l’ordine è sequenziale in posizione alternata. O, meglio: le moto vengono spinte sul fondo e alternate, una con il muso verso la motrice, una girata verso il fondo. Fibie, cinghie ben rodate afferrano i mezzi per le ruote tenendoli ben saldi nella posizione assegnata. I bauletti adeguatamente imballati vengono poggiati vicino al relativo compagno di viaggio così da semplificarne il riconoscimento per il rimontaggio. Le operazioni questa volta filano senza intoppi. I tempi di imbarco sono rispettati. Le ruote di scorta occupano spazi liberi nel cargo così come gli attrezzi. Richard, Stefano, Giuseppe e altri amici accorsi semplicemente per dare una mano, terminano le operazioni di montaggio degli ultimi contenitori. Prima di essere caricate le moto vengono asciugate e ripulite, cosa che fa scattare subito lo sfottò verso Walter che tiene la moto ‘come un gioiellino’ sentendo le parole di Alessio. L’atmosfera è decisamente più tranquilla. Tutto è stato sistemato e nessuna sorpresa ha rotto la quiete delle operazioni. Anche in questo caso è il capo missione ad occuparsi di seguire la chiusura dei cargo e della burocrazia.

Mentre negli occhi ci sono ancora le immagini del secondo cargo che si allontana dalla rampa dei magazzini con le moto ben ancorate. Nelle orecchie risuonano le voci gioiose per gli sforzi e il lavoro portato a termine.

Pochi giorni e via mail arrivano notizie poco confortanti. La nave è in ritardo. Scarse righe dall’ufficio dell’armatore annunciano il rallentamento della navigazione. È una doccia fredda ma nessuno si scompone. Situazioni di questo genere in 16 anni di missioni si sono già presentate. C’è una difficoltà e si deve trovare una soluzione. Un’ipotesi potrebbe essere attendere e ‘sperare’ che la nave possa recuperare terreno. Il rischio tuttavia viene calcolato come troppo elevato. Già pochi giorni potrebbero essere problematici e far slittare la partenza da Città del Capo più del necessario. Se a questi se ne dovessero aggiungere altri sarebbe un disastro. Tutto il calendario salterebbe, senza contare il volo di ritorno e i diversi impegni di ognuno già presi nei giorni successivi al rientro in Italia. Dopo una rapida consultazione l’alternativa che viene scelta è far slittare l’imbarco degli equipaggi. In questo modo tutto verrà spostato del tempo necessario a rimettere il progetto in carreggiata. Non che questo non provochi controindicazioni. C’è chi in ogni caso dovrà rientrare nella data precedentemente stabilita. Anche i compagni di viaggio spagnoli dovranno tenere ben presente il calendario. Il 18 giugno sono di corvèe. Nessuno demorde o si fa prendere dallo sconforto. Lucidi e reattivi. Intoppo, soluzione. E così la spedizione invece di prendere il volo per Città del Capo il giorno 14, lo prenderà qualche giorno dopo. Bene o male che sia, il programma è stato così aggiornato.

Nel frattempo proseguono le pratiche per le vaccinazioni e i permessi. La prossima settimana, il 14, sarà il mio turno per le profilassi, mentre il 16 mi aspetta l’ambasciata dell’Angola. La valigia è quasi chiusa, il materiale fotografico in fase di controllo definitivo. I giorni passano rapidi come nuvole spinte dal vento.

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